CIRCOLO SOMMOZZATORI PIACENZA
1° raid subacqueo a Sharm el Sheik

 

Piacenza, sabato 11 aprile 1987

Quale luogo più consono per un appuntamento verso l’Egitto del "Cheope"? Davanti al suddetto condominio si scambiano gli ultimi saluti a mogli, figli, morose e affini e si parte.

A Linate si arriva con grande anticipo. Dal canto suo, l’Egypt Air che due giorni prima aveva annunciato la partenza alle 20,15 - invece del previsto orario delle 18,50- indica alle 19.45 l’ora del decollo. Puntualissimi, alle ventuno circa proviamo l’ebbrezza del decollo, la prima per alcuni. (forse la 983ma per me?).

Atterriamo al Cairo dopo tre ore di volo regolare, allietato dalla cena a bordo “all’egiziana”.

Tutti sono colpiti positivamente dalla scelta delle bevande; soft drink o soft drink. Le ventisei persone del Circolo Sommozzatori che chiedevano Gutturnio, Pinot, Chardonnay del Collio, Venegazzù dell’81, vengono duramente redarguite dal capitano stesso in lingua originale. Tutti capiscono benissimo e iniziano a intaccare le riserve alcoliche comprate al Duty free.

All’Heliopolis International Airport il noleggio di 8 macchine richiede solo 80-90 minuti. Partiamo alle 2 del mattino.

 

Alle 2,01 la 128 di Luigi (d’la resga) perde la marmitta. No problem. La 128 di Paolo Ferretti ha le gomme slick ed è senz’acqua, ma, tolto lo sfarfallio delle valvole ed il ritmico ticchettio del differenziale è decisamente la migliore delle consorelle.

Facciamo tutti acqua e benzina e alle 2,30 siamo già persi per il Cairo.

Un signore molto gentile, con moglie incinta e figlioletto, che alle 2,30 (sic!) passeggia per i viali della periferia, si offre di accompagnarci sulla retta via. Alle 3 lasciamo il Cairo e raggiungiamo Suez alle 5,30 ( è già chiaro ). Ci fermiamo per cercare un gommista (due gomme a terra in 150 Km).

26 zombie non capiscono che alle cinque e mezzo i gommisti sono chiusi e continuiamo a cercare. Del resto non si possono affrontare 400 Km di Sinai senza gomme di scorta.

Rapida colazione, cambio gomme e via in un casino di strada. Buchiamo ancora ripetutamente. Per vincere la monotonia si rompe il convoglio.

Cedo la guida al Presidente. Paolo si ricorda che Lawrence d’Arabia pugnò dal quelle parti, e al grido AKABA! AKABA! pesta a 100 km/h seminando tutti.

Arriviamo al Sharm da soli. Dopo mezz’ora il camper, le 128 arrancano a 70 km/h. La benzina infatti fa schifo, le macchine invece pure. Col presidente e Fariselli giriamo disperatamente per cercare un luogo ameno, infine optiamo per un’area ufficialmente adibita a campeggio che si chiama Na’ama Bay. Occupiamo completamente un’area destinata al gioco del calcio che è quasi sera. Montiamo le nostre canadesi e la tenda del Circolo. Arriva l’acqua. Tutti sotto la doccia e poi sulla pastasciutta. Sparati a nanna dopo 36 ore di viaggio.

 

Lunedì’ 13.

 

Fervono i preparativi per la prima immersione. Il Divemaster ( Roberto, che era stato lì tre anni prima con Montuschi e poi ancora l’anno prima con Pancini) spiega: “ Il mar Rosso è una branca dell’Oceano Indiano che inizia allo stretto di Bab al Mandab tra lo Yemen e l’Etiopia e sale fino alla penisola del Sinai, dove si divide in due lunghi golfi: il golfo di Suez ed il golfo di Akaba. La penisola del Sinai è lunga 400 km e noi siamo accampati a Sharm el Sheik, all’inizio del golfo di Akaba. L’isola che vediamo di fronte a noi è Tiran e delimita il golfo. La terra che si scorge dietro Tiran è l’Arabia Saudita bla, bla, bla…..”

“Basta!! Dove ci immergiamo??”

“ Facilissmo: basta attraversare il reef. Dovete sapere che il reef corallino è creato da colonie di polipi provvisti di un esoscheletro di carbonato di calcio. Durante i secoli si sono formati enormi depositi sopra i quasi poggiano i polipi corallini vivi che continuiamo il processo. Il corallo si sviluppa a livello del mare fino a 100 metri di profondità creando suggestive formazioni…bla, bla…” Il divemaste viene rudemente malmenato è obbligato a guidare il gruppo a Tower.

Splash !!!

E’ un acquario!!!

In pochi metri d’acqua ci sono più pesci che nell’intero golfo del Tigullio.

Branchi di pesci pappagallo dai colori vivaci sbocconcellano il corallo con i loro becchi aguzzi, sfilano i pesci chirurgo, gli unicorno, le aguglie giganti. Tra gli anemoni simpaticissimi pesci agliaccio volteggiano incuranti dei tentacoli urticanti. Guai a cercare di invadere il loro territorio! Si avventano a mordere i guanti con la baldanza della loro mole (3-5 cm).

Il reef corallino è davvero stupendo! Pesci angelo di diverse specie ben meritano tale nome, poi i gialli pesci farfalla, i pesci balestra, i pesci istrice (Pterois radiata e P. volitans). Alcuni barracuda sfiorano il reef e se ne vanno incuranti. Alcuni dentici vengono troppo vicini (Humm che buoni! . Carangidi e ricciole strappano subacquee lacrime di desiderio. Sotto i funghi di corallo troviamo i pesci soldato ( chiamati anche carabinieri, chissà perché), facili da prendere.

Stupiscono le coloratissime alcionarie e la dimensione delle gorgonie che già a 15 mt aprono i loro ombrelli di 2-3 m. di diametro. Cerchiamo il corallo nero, ma è corallo di fuoco che troviamo in abbondanza. Risaliamo a bombole scariche.

Manca una 128.

Tonino cadendo sul reef si è tagliato malamente la mano destra ed è tornato al campo. Luigi Zucconi frattanto si fidanza con una “darnera” che lo inchioda in branda. Doc Stefano buca, cuce, taglia. I pazienti sono tranquilli ed imprecano a bassa voce cercando i coltelli da sub. Doc suda un pochino, ma va tutto bene.

Si affilano le armi da traina e bolentino. “ Cos’hai preso ?” “ Dl’ luc” è la risposta abituale:

Tonino intanto si dà da fare e scodella pastasciutte da sballo.

 

Martedì 14.

 

Prima immersione a Ras um Sidd. Un napoleone gigante gioca con noi tutto il tempo dell’immersione. I flash scattano. La signora Kodak al termine della giornata può ritenersi soddisfatta circa i consumi delle sua pellicole. Noi invece siamo soddisfatissimi. Per i neofiti dei mari tropicali l’emozione è veramente grande. Siamo soddisfatti (già detto ma occorre).

Marina ala sua seconda immersione offre una tridacne al napoleone grande, il giorno avanti stessa sorte era toccate a una similare bivalve per nutrire una piccola murena.

Wonderfull! Dive is funny!!

Tonino spara penne all’arrabbiata che incendiano gli animi…e affini) e si assaggia il primo pesce. Ferretti Paolo e Andrea dopo 17 ore di traina tornano col gommone carico di locchi. Merd! Quando ci vuole ci vuole. Andrea impara precocemente a bestemmiare. Stessa cosa fa marco Zonca che non riesce a perdonarsi un paio di “padelle”. L’emozione gioca brutti scherzi.

 

Mercoledì 15

 

Tonino e Luigi (della sega) risorgono e si immergono. Tutti sono OK!

I rullini i sprecano. I pescatori colpiscono e uccidono!. Si mangia pesce finalmente! Tonino scrive sul menù: Spaghetti aglio olio e peperoncino, cernia in bianco, cernia, carabinieri, pappagalli e chirurghi alla griglia. Tutto viene distrutto e accompagnato da 25 bottiglie di birra. La cucina è veramente efficiente perché oltre lo chef, 4 fanciulle meravigliose completano lo staff. La Marina si occupa della logistica, la Monica, la Paola e l’ospite ligure Cristina si fanno in 18 per rendere tutto più efficiente. Il servizio lavapiatti è ottimo e senza lagne. Tanto l’acqua non è un problema. C’è il mare. Poiché, in quanto ad acqua dolce la situazione è alquanto precaria.

Costa usa una coloratissima espressione dialettale per definire la situazione, che, per decenza, non posso riferire. In sommario: l’acqua ac’è dalle 6,30 alle 7,30, a volte intorno alle 14 e ancora un’ora verso sera. A completamento dell’abbondanza c’è che le docce non funzionano e sotto l’unica pisciatina, file di giovani sommozzatori nudi imprecano contro i “ maruchein da f…). A bassa voce naturalmente. Il fiato va conservato infatti per far pipì o affini. Occorre fiato infatti. Perché? Situazione: O due minuti di apnea ( siamo o non siamo subacquei?) nel cesso ufficiale o cinque minuti di footing nel deserto. Tutti scelgono la seconda soluzione e specie al mattino, muniti di gettoni raccolti in soffici rotoli, tutti corrono a telefonare dietro qualche sasso. Le comunicazioni sono ottime. Nessuno si lamenta di non prendere la linea, Sarà il peperoncino o l’effetto della fredda acqua del mare? Per la miseria! L’acqua è molto fredda e la muta da 3 mm ripara appena. Alla faccia delle immersioni in maglietta.

Con Francesco, Renato ed Ettore si va al mitico Ras Mohamed in avanscoperta. Lieta sorpresa. Hanno asfaltato 20 km di pista. Però dobbiamo lasciare il motore del gommoncino che abbiamo sulla capote ad un posto di blocco. Ah… non ci voleva. Partiamo da terra alla ricerca dei due isolotti. La visibilità non è buona, 15 m circa. Non trovo un riferimento importante, la catena dell’ancora di una grossa nave affondata 10 ani fa, per cui pedaliamo come forsennati per mezzora prima di raggiungere la pass del secondo isolotto. Niente squali. Solo le gorgonie giganti. Sconsolato risalgo a -10 in modo che i compagni di sventura possano almeno ritrarre il coloratissimo reef.

Dopo ulteriore pinneggiata da campionato risalgo con le orecchie che fischiano: sintomi di affaticamento dell’orecchio medio a seguito di cattiva compensazione o bestemmioni lanciato da Renato Ettore e Francesco??

Facciamo una ricognizione del luogo Scopriamo che la Hidden bay è incantevole. Ci sono anche le tedesche nude!! Bisogna assolutamente fare una gita sociale! Il ritorno è semidrammatico. La 131 fuma come una vaporiera. Ci fermiamo diverse volte e quando possibile procediamo a motore spento. Arriviamo senza fondere e con un notevole arricchimento sui “ modi di dire “ di Costa a commento di ogni imprevisto.

A cena tutto bene come al solito. Spaghetti aglio olio e pesce. Una schiccheria!

 

Giovedì 16

 

Tutti partono per il mare mentre Francesco ed io andiamo a Sharm a recuperare le mogliettine in aeroporto.

Anna, Luciana e Paolo si uniscono al gruppo in un giorno particolarmente caldo Contemporaneamente Marco Zonca, ancora sconvolto dalle “padelle” decide di ammalarsi. Che sfiga!

Quasi tutto il gruppo si immerge ancora a Ras um Sidd assieme ad altri troppi subacquei nel frattempo sopraggiunti. Il posto inizia a farsi affollato.

I pescatori con le canne, tra imprecazioni atroci, decidono di smettere. Stasera palamito! Un monofilo da 140 viene allestito con ami megagalattici.

Olivio “ Rambo” affila il machete pronto ad affettare filetti. Paola assaggia il mondo sommerso sotto l’attenta guida del fratello Carlo. Speroni, Soressi, Zucconi e Politi rincorrono napoleoni. Freghieri punta al carniere. Gorra consuma rullini. Molti, molti più di Peratici che rinuncia ad ogni immersione pur di aggiustare il flash. E su tutti incombe lo spirito del Presidente, silenzioso ma onnipresente, sempre pronto a dare una mano o a giocare a rimpiattino con i turisti p gli agenti che gli vogliono fregare il fucile.

Una cernia val bene un’emozione. E poi: perché cibarsi di galline, con la carenza di becchime che c’è qui, quando carangidi e tonnetti non aspettano altro se non finire sulla griglia?

Oggi si fa anche un po’ di turismo ed un paio di macchine vanno a Santa Caterina. Ben fatto perché a El Sharm è iniziato a spirare un venticello fastidioso.

La sera di discute di macchine, sotto la presidenza di Cugini, vicepresidente Casali, tesoriere Paolo Ferretti. Conclusione: mai visti tanti catorci così tutti assieme. Si decide di tornare comunque in macchina nonostante nessuna possegga i minimi standard di funzionalità e sicurezza. L’avventura continua.

Marco è sempre sull’orlo della tomba e giura tra se e se di non mancare mai più nessun pesce. La reazione conseguente al fallo è troppo forte, quasi uno shock anafilattico. Doc Stefano veglia attento ( la Monica naturalmente, non i malati ).

Fariselli è preoccupato per Daniele e per il nipote Paolo che ha accompagnato oggi sott’acqua. Lo credo bene. Ha prestato loro degli erogatori catorciferi, trovati nel Tide, che la marina egiziana aveva smesso dopo la disastrosa disfatta del Kippur. Comunque Paolo, da buon allievo FIAS è contentissimo della sua prima immersione, Daniele lamenta però qualche conato subacqueo ( per via dell’erogatore che fa acqua ) e la malasorte che gli ha dato un fratello con tendenze scozzesi. Dico, con tutti gli erogatori Cressi, Mares, Scubapro, ecc proprio la marca Catà so” gli doveva toccare!

Maretti, Donelli ( ancora), Folli curano un po’ troppo le ragazze. Che ci sia del businnes?

L’invidia fa 90.

La Cristina si sta abbronzando sistematicamente, se continua così quando andremo a trovarla a Savona sarà una negretta. A questo proposito invece, i più sono rosso fuoco ed i primi scuoiamenti iniziano.

 

Venerdì 17

 

Per tutta la sera precedente Peratici l’ha menata con la storia del venerdì 17. Iettatore! Già dal mattino presto si alza un vento fastidioso che increspa il mare e riempie di sabbia ogni recesso, anche il più remoto, delle tende.

Sotto l’impeto delle raffiche, il glorioso telo che aveva offerto salutare ombra si schianta al suolo. L’arch. Gorra sottolinea di non essere stato coinvolto in alcun calcolo statico. Comunque questa è essenzialmente una vacanza per meccanici, gommisti e fabbri ferrai, non per architetti o peggio, agronomi ( ce ne sono addirittura tre: Ernesto, Marco e Roberto ).

Altra categoria impegnata è quella dei medici. Doc Stefano è consultato diverse volte al giorno e spesso ha l’aspetto distrutto. l’impegno professionale, la Monica o il deserto? L’allergologa Marina non trova una adeguata terapia per la mia allergia a tornare al lavoro. La scienza medica non è ancora perfetta.

Altro segno da venerdì 17. il palamito calato da Ferretti è stato ritrovato spezzato e distrutto: cosa è stato? Sicuramente un grosso squalo. Nel pomeriggio col gommone grigio un po’ passo ed il vecchio Mercury a basso regime si va a Near garden e si scopre l’arcano.

Proprio sul pietrone al quale è fissata la catena della boa ( leggi: tanica vuota ) e che era il riferimento dei predetti Ferretti, Francesco scopre un ansa mostruosa di murena. Faccio il giro del sasso dal lato opposto, due metri sotto e appare la testa. E’ veramente enorme, un piccolo mostro.

Eco chi ha distrutto con facilità un monofilo da 140 kg. Meglio cambiare zona per calare il palamito. Becco un sacco di freddo e di nomi perché mi lascio cadere a -38 per inseguire una cernia che non vuole finire in padella. Ho il Medisten e rimpiango inutilmente il Mirage. Risalendo, accanto ai resti del palamito un’altra murena sta cautamente banchettando con le esche. La stimo di m.2,50 e grande quanto una coscia. La chiamerò “la piccola” a confronto con la prima. Tornando incontro Andrea ferretti che con voce baritonale afferma: “ questa volta l’inc…..io” ( leggi: ce la facciamo a beccarla). Mostra orgoglioso la treccia d’acciaio capace di trainare un TIR al quale sono collegati terminali d’acciaio al cromo vanadio recanti ami forgiati in AISI 316.

Due cernie vengono sacrificate come esca. La notte incombe ed il palamito viene calato.

Intanto continua a soffiare il vento. Sono convinto che Renato porti sfiga. La predizione del venerdì 17 di è avverata e la maledizione di Tutankhamon incombe su di noi. Il vento disturba, rompe,impolvera,distrugge il fisico ( ma non il morale ). Mangiare è diventato un problema. Tutto è coperto di sabbia. Piegato a terra e trattenute dalle panche il glorioso telo, si apre il ristorante “La Rudeina”. L’importante è ripararsi un attimo. Tra le 12 e le 14 la tenda grande che funge da cambusa, si anima di tipacci affamati che divorano formaggini, fagioli in scatola e tinssemal seduti sui frigoriferi e sule residue provviste. Tra polvere imprecazioni soffocate e sane risate. Ramses grein II, signore dei maiali, guarda soddisfatto.

 

Sabato 18

 

Ore 6. Già nervosi per il vento si va alle docce per eliminare i fantasmi della notte. Un indigeno disturba il Nani Sbaruffati che di rimando s’incazza come una biscia minacciandolo di plattoni e affini. Inutile dire che i presenti approvano e si divertono. L’arabo se ne va ad occhi bassi ma in ogni caso i nostri amici di Ravenna avevano già dato la disponibilità ad intervenire. Già perché vicino a noi si è sistemato un bel camper di Ravenna con tre occupanti con cui facciamo amicizia, di cui due giovani culturisti con un fisico della madonna, adatto a questo genere di cose. La giornata non gira bene. Il vento rompe. Il mare è agitato e impedisce certe immersioni. La 131 rompe pure, nel senso che defunge in un lago d’olio e di benzina.

Sfiga malefica.

Ad ogni modo tutti si buttano per l’ultima immersione a Near Garden ( ma era previsto Ras Mohamed e si consumano le scorte al solito ristorante “ Chez Rudi” ( dove Rudi sta sempre a diminutivo di rudeina ).

Verso le 16 si inizia a smontare il campo. Cugini, Casali in primis e via via tutti gli altri controllano i catorci ( cioè le sette 128 ). Si cerca di vendere le scorte di cibarie ma vogliono fregarci. Quindi il Circolo fa una cosa bellissima: invece di svendere si decide di regalare tutto lo stock alimentare a dei poveri beduini di un vicino villaggio. Una delegazione carica di pasta, zucchero, sale, olio,ecc. parte per il villaggio. Whiskey! gridano i ragazzotti attaccandosi alle bottiglie di Carapelli extravergine. Paolo Ferretti prontamente li educa con comici gesti sui possibile effetti collaterali dell’abuso di tale bevanda. Il successo è comunque enorme. Siamo tutti contenti.

Dopo la buona azione si carica il camper e finalmente si va a mangiare. Dove? Doc Stefano aveva diligentemente prenotato per le 8,30. Alle 8,15 arriviamo e iniziano le prese per i fondelli: tra 20 minuti, tra mezzora, è quasi pronto, ancora un altro poco, ecc.

Arrembiamo un altro ristorante tipo extralusso dove dapprima non ci avevano ritenuto degni. C’è un unico altro tavolo occupato da notabili locali. Festeggiamo Pasqua con un grande uovo che Anna ci ha portato. Lo offriamo anche ai notabili. Ben fatto!! C’era il capo della Polizia che era già a conoscenza dell’intenzione di vendere due vecchi medisten la mattina dopo e aveva previsto una trappola. Il commercio tra turisti e locali era vietato. Il controspionaggio ci informa dei particolari per cui ovviamente decidiamo di non vendere niente e partire alla chetichella. Così avviene infatti

Ultima notte a Na’ama bay.

 

Domenica 19

 

Alle 4,30 il caporale di giornata ( sempre Ferretti) sbraita come un ossesso: “ giù dalle brande!”.

Alle 6 in punto la carovana è in viaggio, eccetto 4 pellegrini ( Anna, Luciana, Francesco e Roberto ) chiusi nella 131 defunta che sperano di poter volare per il Cairo. Così sarà infatti ,ma solo a mezzogiorno.

 

La prima spedizione in mar Rosso è finita.

Lasciamo i napoleoni, le cernie a puntini, i pesci arcobaleno, i pagliacci, i carangidi, i pappagalli, i chirurgo, ecc per tornare agli stricci e alle castagnole nostrane.

Non si potrebbe sfruttare l'acqua calda reflua di Caorso per creare un habitat corallino da noi? Lo chiederemo all’Enel.

Mi rimane il rimpianto del tempo ( troppo breve) del vento che non ci voleva, di aver perso l’opportunità di conoscere meglio tutti.

E via al Cairo per immersioni culturali sull’antico Egitto.

E che Osiris e lo scarabeo sacro propizino il 2° raid.

 

Ciao a tutti

 

Roberto

 

 

NdA:

-L’area di Sharm era una costa deserta.

-C’era un aeroporto diroccato creato dagli israeliani per scopi militari. All’epoca c’era qualche raro volo da e per il Cairo.

-La zona di Na’ama Bay, oggi centrale per la città di Sharm, aveva un albergo ( il Marina ) anche lui costruito dagli israeliani e un abbozzo di quello che voleva diventare una zona turistica. Un moletto di legno e un paio di pescherecci trasformati in servizio turistico per andare a fare immersioni a Tiran o a Ras Mohamed. Le immersioni partivano normalmente da terra. Attraversamento del reef in 40 cm d’acqua e poi giù.

Poco distante da Sharm c’era una specie di spaccio dove, a fatica, si trovavano alcuni generi alimentari ( uova, scatolette, formaggi fusi, pane)

-C’era un gabbiotto con annesso bar, un grosso Bauer e un centinaio di bombole. Unica reale concessione al turismo.

- nella zona oggi occupata dall’Hilton c’erano dei cantieri. Due “ristoranti” erano già virtualmente aperti. Virtualmente perché in realtà non c’era nessuno.

Chi arrivava andava al Marina o in spiaggia con le proprie risorse.

-le nostre risorse erano state caricate tutte sul Daily nuovo di Francesco. Partito da Trieste per nave tre giorni prima in modo da sincronizzarsi col gruppo che volava su il Cairo. Sul Daily c’erano 18 quintali di provviste alimentari, tende e attrezzature subacquee, piombi inclusi, il gommone grigio più un gommoncino e relativi motori.

-Per il viaggio interno con la mia carta oro Hertz avevamo noleggiato 7 Fiat 128 ed una Fiat 131 al Cairo. Esportate là da qualche demolitore nostrano. Letteracce alla Hertz negli USA al ritorno non ebbero seguito!

-I pesci: la differenza con oggi: è come il parco di Portofino 20 anni fa e oggi. Erano veramente tanti e grossi!!

Nonostante tutto fu una vacanza assolutamente divertente!!!

 

 
 

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